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Il microbioma

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Che cos’è il microbioma e perché influenza la nostra salute

Link all'articolo originale su Wired.it

Dal caffè, al tè, al cioccolato agli anticoncezionali: ecco cosa influenza i batteri che ci portiamo dietro, secondo uno speciale pubblicato su Science che mostra i risultati di due grandi studi sulla flora intestinale

1461927523 bacteria-600x335(foto: Mediscan/Corbis)

Si fa presto a dire microbioma . Sotto un nome che ci ricorda chiaramente che stiamo parlando di cose viventi piccolissime si nasconde una varietà che abbiamo appena imparato a conoscere. Miliardi di microrganismi , soprattutto batteri , che ci portiamo dietro costantemente e che pesano – letteralmente – per circa un chilo e mezzo della nostra persona. Ma che pesano anche – stavolta metaforicamente – sulla nostra salute , funzionando da barriera contro i patogeni , regolando l’assorbimento dei nutrienti , la produzione di vitamine ed energia e le difese immunitarie. Tanto che il microbioma , assicurano gli esperti, possa a ragione essere considerato un organo a sé, le cui alterazioni sono state correlate a diverse condizioni e malattie, come obesità, fegato grasso, allergie e malattie autoimmuni .

Va da sé che questo renda il microbioma un campo di estremo interesse per tutta la medicina , perché a differenza di alcuni fattori che non sono modificabili e che incidono sull’insorgenza di malattie – come l’età e la genetica – modificare il microbioma si può. Almeno in teoria (sebbene alcune ricerche suggeriscano un contributo genetico anche alla determinazione del microbioma).

Un organo complesso (e in parte sconosciuto)
A oggi però, nella maggior parte dei casi, il
microbioma è un concetto entrato più nel marketing che nella pratica clinica, con il messaggio, a ripetizione, di sostituire i batteri cattivi con quelli buoni , di integrare la dieta con probiotici personalizzati e così via.

L’unica pratica riguardo il microbioma entrata nella clinica da tempo è quella dei trapianti fecali , in cui i batteri prelevati dalle feci di un donatore sano sono trasferiti nell’ intestino di un paziente, per esempio colpito da infezioni di Clostridium difficile . Per il resto si tratta, per lo più, di studi in corso. E questo perché il microbioma è un organo complesso, con composizione variabile e influenzata da tantissimi fattori. Capire questo è il primo passo per immaginare di intervenire a livello terapeutico. E questo è anche il messaggio che emerge questa settimana dalle pagine di Science , con uno speciale dedicato proprio al microbioma , in cui sostanzialmente si cerca di rispondere alla domanda: che cos’è che plasma e influenza l’esercito di batteri che ci portiamo dietro costantemente? A rispondere alla domanda sono soprattutto due studi raccolti nello speciale, che hanno analizzato i principali fattori che influenzano il microbioma , con qualche sorpresa.

Tutto quello che influenza il microbioma
Il team di
Jeroen Raes della University of Leuven ha analizzato i dati della coorte belga del Flemish Gut Flora Project (Fgfp) e li ha integrati con quelli dell’olandese LifeLines-Deep (LlDeep) e di alti database globali, considerando nel complesso i campioni fecali di quasi 4mila persone. Dall’analisi è così emerso che i fattori che influenzano principalmente la composizione e la diversità della flora intestinale sono una 70ina . Principalmente questi fattori sono riferibili a una serie di macroaree come l’età e il sesso, lo stato di salute, l’assunzione o meno di farmaci, gli stili di vita (includendo in questo anche la presenza di animali in casi o abitudini quali il fumo), e ovviamente l’ alimentazione . Lasciato da parte il tempo di transito e la consistenza delle feci (in assoluto ciò che pesava più di tutti sulla variabilità della flora intestinale) la dieta e l’ assunzione di farmaci erano i fattori che più influenzavano la variabilità del microbioma . Così spiccatamente che, dall’analisi della flora intestinale dei partecipanti era possibile identificare anche i consumi di birre e le preferenze in fatto di cioccolato : per esempio, negli amanti del cioccolato fondente si osservava un’abbondanza dei batteri appartenenti alla famiglia delle Lachnospiraceae . L’effetto del cioccolato belga” , ha scherzato Raes.

D’altra parte però anche i medicinali influenzano pesantemente la composizione della flora intestinale e non solo gli antibiotici, come sottolinea nello stesso numero anche la perspective parte dello speciale. Tra quelli degni di nota, spiegano i ricercatori, ci sono anche gli ormoni assunti attraverso gli anticoncezionali o usati per alleviare i sintomi della menopausa . A sorpresa invece due delle variabili spesso correlate al microbioma , come le modalità di nascita (se naturali o per taglio cesareo) e l’essere stati o meno allattati al seno, non sembravano influenzare la composizione della flora intestinale come creduto.

E per le malattie? L’analisi di Raes e colleghi ha mostrato che alcuni microbi sembrano associarsi a condizioni patologiche come la colite ulcerosa (con diminuzione di Faecalibacterium ) o il cancro al colon (con la presenza invece di Fusobacterium ). Da ultimo poi il team di Raes ha osservato, integrando dati provenienti da diversi studi, che al di là della variabilità è però possibile riconoscere un nucleo di batteri comuni a diverse popolazioni, costituito da 14 generi presenti gran parte delle persone (mentre il totale dei campioni esaminati ammonta ad oltre 600 generi).

Ma ciò che forse rende ancora più interessante i risultati dello studio fiammingo è il confronto con i dati del progetto olandese: circa il 90% dei fattori messi in evidenza dal team di Raes sono stati osservati anche nello studio LifeLine. Una conferma, seppur non definitiva, di una conoscenza ancora parziale, ma che si va costruendo.

Batteri, meglio se (tanto) diversi
Quanto fatto dal team di
Alexandra Zhernakova della University of Groningen nel progetto LifeLine è sostanzialmente analogo: raccogliere un elevato numero di partecipanti (oltre mille) e provare a stabilire correlazioni tra composizione del microbioma, dati demografici e stili di vita. Zhernakova e colleghi per esempio, hanno scoperto che alcuni fattori sembrano favorire la diversità del microbioma , come caffè, tè, yogurt e vino rosso , mentre altri la compromettono, come alimentazione tipicamente occidentale, con elevato introito di calorie. In totale abbiamo identificato 60 fattori legati all’alimentazione che influenzano la diversità del microbioma”, ha commentato la Zhernakova: Cosa questo significhi esattamente è difficile da dire, ma esiste una buona correlazione tra la diversità e lo stato di salute: una grande diversità è da preferirsi” . Sul fronte delle patologie il loro studio ha mostrato come anche eventi come attacchi di cuore possono modificare il profilo microbiomico, diminuendo per esempio l’abbondanza dell’ Eubacterium eligens.

Complessivamente, quel che emerge dagli studi, è che ognuno ha il suo caratteristico microbioma , specifico come un’impronta e determinato ben oltre che da quel che mangiamo. Per avere però un quadro più chiaro di come influenzi e si associ alla salute di una persone sarà necessario estendere i campioni analizzati. Fino a circa 40 mila per avere un quadro affidabile, ipotizzano alcuni, perché quanto scoperto è in grado di spiegare solo in parte le diversità osservate.

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Si riceve su appuntamento presso gli studi in zona Appio-Tuscolano e San Paolo.

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